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te, una bistecca, fra una fucilata e l'altra, un bicchierino di bordo` con un pezzettino di ghiaccio. Questo dev'essere accaduto, mentre io andavo in cerca di una pianta... per impiccare l'amor mio, le mie speranze, le mie illusioni. Infatti, quando tornai presso il pino della mia disperazione, in vista del campanile di Golasecca, il tavolino era imbandito sotto il padiglione, al fresco, e il tenente, servito dalle mani stesse di mia cugina, mangiava come un eroe di Omero. Gli occhi a un tratto mi si offuscarono. Se invece di semplice polvere avessi avuto del piombo nel mio fucile, chi mi assicura che Pierino non avrebbe fatto uno sproposito? Rimasi piu` d'un quarto d'ora in una specie d'estasi rabbiosa, il tempo cioe` che il tenente impiego` per trangugiare i due piatti freddi; quindi la compagnia entro` in sala, forse a prendere un caffe`. No, la guerra non e` piu` bella dell'amore! --Essa non ha un briciolo di cuore per me,--andavo dicendo,--e` una civetta che sogna il marchesino e la carrozza! essa mi lascerebbe anche morire di fame, se io potessi ancora aver fame! Povere mie speranze, poveri miei sogni!-- A queste lamentazioni s'intreccio` una musica malinconica che usci` dalla villa. Era lei che faceva sentire al tenente la _Priere a` la Madone_ sul piano-forte, una musica che non giungeva nuova al mio cuore, che mi aveva insegnate tante belle cose! Erano lagrime vere, che ora riempivano gli occhi (non state a dirlo) e che io asciugai colla manica ruvida del mio cappotto. Quando alzai il viso, vidi mio zio sul terrazzino, curvo, colle mani appoggiate alle ginocchia, intento a speculare nel cannocchiale le mosse dei Neri: la musica era cessata e il buon uomo gridava: --Si restringono sempre.-- Io allora, col mio fucile stretto fra le mani, col passo leggiero d'uno scoiattolo, saltando sulla sabbia, eccomi sul terrazzino, anzi fin quasi alla persiana, prima che mio zio se ne accorga; mi arresto, arresto i moti del cuore, spingo il capo verso l'entrata e l'occhio verso il piano-forte, e, non vedendo piu` il campanile di Golasecca, sparo in aria un colpo, io non so perche`, un colpo che rimbombo` come un temporale. Mio zio Michele salto` a cavallo del cannocchiale, Elisa getto` un grido e svenne nelle braccia... d'una poltrona; i miei soldati sparsi nella vigna, credendo di far bene, risposero con una salva, e a questa risposero altre salve dei nostri, rimasti sulla strada, che temevano d'un'imboscata. T
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